L'Arte del Giardino Pittoresco

Dall’Arte del Giardino al Giardino nell’Arte

Sfogliando le bozze di questo bel Dizionario i primi elementi che ci hanno colpito – in quanto librai antiquari – sono stati da un lato la straordinaria ricerca bibliografica svolta dalle autrici e dall’altro l’inusuale scelta dell’apparato iconografico, incentrato non tanto sulla pittura o la fotografia, ma soprattutto sulle incisioni e le litografie ottocentesche, che offrono un ampio panorama di quella che fu l’illustrazione di uso pratico della manualistica dell’Ottocento.

Una lettura più approfondita non poteva però non condurci ad alcune considerazioni sul rapporto tra le arti e i giardini. Da una parte l’importanza che ebbe la pittura nella concezione dei giardini, arricchendo simbolicamente il loro spazio attraverso una iconografia ben definita; dall’altra la fruizione della pittura come modello del giardino, attraverso le diverse estetiche riunite sotto la nozione di “picturesque”. Se l’artista nel proprio atelier doveva impegnarsi per creare delle analogie concettuali o sensuali della natura stessa, traducendole in forme, il giardino è stato un elemento basilare per questa meditazione, divenendo per l’artista giardiniere una tela da comporre e da dipingere.

Il giardino come luogo nevralgico di una ricerca sperimentale all’aperto e dal vero era già stato un’intuizione dei pittori della prima metà dell’Ottocento, ma la forza prorompente dell’impressionismo fu quella di sperimentare la pittura di paesaggi en plein air, “dove la luce non è più unica – come diceva Emile Zola – ma si verificano effetti multipli”.

Claude Monet considerava il proprio giardino a Giverny in Normandia, disegnato come un quadro, il “plus beau chef d ’œuvre” che avesse ideato, la propria utopia bucolica. In quel luogo, inseguendo l’infinita mutevolezza di una realtà condotta dalla natura, riuscì a portare la propria pittura verso l’informale. Come Sisley amava immortalare con vigore cromatico l’armonia dei giardini di Louveciennes, Renoir impiegava come quinta scenografica dei suoi ritratti il giardino selvatico su cui s’affacciava il suo atelier a Montmartre. Mentre Pissarro e Berthe Morisot inseguivano con libertà la bellezza gentile degli ordinati giardini nei villaggi intorno a Parigi.

D’altra parte già Ercole Silva, personalità di spicco della Milano illuminista e primo trattatista italiano Dell’Arte dei giardini inglesi (come recita il titolo del suo libro, che vide la luce nel 1801) definiva questi giardini “pittorici”, in riferimento all’aderenza ai tre principi della varietà, della bellezza e della novità, ossia della sorpresa. Queste caratteristiche, riguardanti la sfera filosofica ed estetica, risultavano indispensabili affinché l’impianto del giardino rispondesse ad esigenze di percezione di una sequenza di ‘quadri’ di paesaggio in grado di suscitare sempre nuove emozioni  nel fruitore. Non a caso Silva introdusse la figura dell’artista giardiniere, il quale “dovrà conoscere tutti gli effetti individuali del paesaggio, alfine di saper scegliere quelli che producono emozioni conformi alla destinazione de’ giardini, ed ordinarli e connetterli di maniera, che queste emozioni si succedano armoniosamente … lo spazio è come la tela sulla quale deve dipingere l’artista giardiniere e la prima sua ricerca riguarderà la natura di questo dato spazio”.

Le illustrazioni che Maria Luisa Reviglio della Veneria e Sabina Villa hanno scelto a corredo di questo Dizionario riproducono per lo più incisioni in rame o in acciaio, oppure litografie. Le prime quindi impressioni da una matrice metallica incisa mediante bulino o puntasecca con l’intervento dell’acido dell’acquaforte, le seconde stampe da disegni con matita grassa direttamente su lastra di pietra o su foglio di carta da riporto.

Gli oltre 130 lemmi di questo dizionario – tra i quali figurano anche voci che possono apparire inusuali, come Caso, Indecisione, Smarrimento o Illusione – sono frutto di una notevole ed originale ricerca filologica, etimologica e linguistica da parte delle autrici.

Preziosi sono i testi tecnici, per la prima volta estrapolati da opere pubblicate in Inghilterra, Francia, Germania, Belgio tra la metà del Settecento e la fine dell’Ottocento. Tra i titoli italiani ci piace ricordare, non fosse altro che per la loro particolarità, le Ville di delizie o siano palagi campareggi del 1726, Dei giardini e del loro effetto morale del 1804, Del giardinaggio considerato qual arte calli-tecnica del 1874 ed un quasi ignoto scritto del Pindemonte, la Dissertazione su i giardini inglesi e sul merito in ciò dell’Italia.

Il Dizionario è arricchito da una raffinatissima scelta di una o più citazioni di prose e poesie relative ad ogni singola voce, tratte dall’opera dei maggiori letterati europei – da Goethe a Rousseau, da Stendhal a Shelley, da Byron a D’Annunzio. L’usuale indice bibliografico è inaspettatamente affiancato da una sezione ragionata che fornisce le notizie biografiche degli autori citati, ricca di utilissime informazioni sui Teorici, trattatisti e progettisti.

Attraverso le immagini e i testi di questo libro, impaginato con eleganza, i giardini pittoreschi, concepiti come quadri di paesaggio e divenuti poi soggetti pittorici, ritornano a loro volta ad essere oggetto di trattazione come strumento per una moderna indagine lessicale e iconografica.

Arturo e Umberto Pregliasco

(Dalla Prefazione a Maria Luisa Reviglio della Veneria, Sabina Villa, L’Arte del Giardino Pittoresco. Dizionario illustrato, 2016, Mediares, Torino)